martedì 23 agosto 2011

un giorno al Palio.

Uno degli innumerevoli vantaggi di risiedere nel Granducato è che puoi benissimo partire da casa alle due del pomeriggio e trovarti in piazza del Campo alle sei e mezzo di sera, e starci pure largo. Infatti puoi anche: sbagliare uscita dell’autostrada a Firenze (per scarsa diplomazia dell’Anas); riuscire a scalare a passo di lumaca una coda di quaranta minuti per un incidente finito molto male; sbagliare strada nella ricerca del parcheggio ed entrare in una ZTL con frotte di pedoni che ti guardano allibiti; passeggiare per le strade della Nobile Contrada del Nicchio (Nicchio, arrivo e picchio ma anche E’ il rosso del corallo che m’arde in cor); fare la pipì nei bagni della società; comprare il fazzoletto; farti comprimere come un’acciuga sotto sale dall’umanità lì accorsa che pigia per entrare e suda ed esala miasmi corporei in un tardo pomeriggio rovente.
Ma quando finalmente entri, questo è ciò che vedi:
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La gente, del Palio, sa più o meno tutto.
Io non sapevo che:
1) in piazza si sta larghi.
Proprio così. La tv inganna. Si sta proprio comodi, ti puoi anche sedere o sdraiare se ti va.
2) la corsa si vede.
E bene anche. Io pensavo che se ci fossimo messi in mezzo alla piazza non avremmo visto un cazzo. E invece della sua forma a conchiglia rovesciata te ne accorgi solo se ti ci trovi dentro.
3) i fantini mercanteggiano con quello che entra di rincorsa a suon di decine di migliaia di euro.
4) i fantini si prendono a nerbate gli uni gli altri.
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Andateci perché merita. Merita anche trattenersi lì a sera, quando tira un vento caldo, a bere una boccia di birra per le strade o in piazza, illuminata solo da candele e per il resto buia. Merita trattenersi a sera anche per mangiare carne buona in una delle tante osteriette dei rioni e farsi spennare a suon di mhmm, vediamo… sì, quei 12 euro in più erano per il servizio.
Andateci, davvero.

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